Barolo DOCG Prunotto: un filo che risale al 1905
Una vendemmia, una cooperativa e un vitigno raccontano la lunga memoria delle Langhe.

Vigneti di Nebbiolo sopra Barolo: il paese e le colline danno un volto alla denominazione.
Megan Mallen · Immagine originale · CC BY 2.0
1905, prima del nome Prunotto
La casa fa risalire l’etichetta tradizionale di Barolo alla vendemmia 1905. L’anno precedente era stata fondata a Serralunga la cooperativa « Ai Vini delle Langhe », con il giovane Alfredo Prunotto come testimone. In seguito egli rileverà la cantina insieme a Luigina, dandole il proprio nome. La bottiglia custodisce quindi una storia precedente alla sua identità attuale.
Un vitigno e undici comuni
Il Barolo DOCG nasce dal Nebbiolo al 100 %. Il suo territorio comprende undici comuni delle Langhe, tra cui Barolo, La Morra, Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba. Un nome di vino diventa un paesaggio preciso. Il vitigno offre il filo conduttore; colline, terreni e lavoro dei vignaioli ne costruiscono l’espressione.
Il tempo delle grandi botti
Per questa etichetta le schede recenti descrivono almeno diciotto mesi in botti di rovere di diversa capacità. Questo passaggio costituisce una parte dell’affinamento del vino. I grandi contenitori occupano un posto importante nella tradizione di Prunotto: il legno accompagna la costruzione dell’equilibrio e della consistenza, lasciando al tempo un ruolo essenziale.
Un giardino di profumi da esplorare
Le note della casa parlano di rosa, violetta, frutta rossa e spezie dolci. Il sorso è ampio, con una trama di tannini fini e un finale persistente. La sensazione setosa riguarda il tatto del vino e non significa un sapore zuccherino. Dedicate un primo sorso al profumo e un secondo alla scoperta della sua lunghezza.
Da scoprire anche nei nostri archivi del vino
Barbaresco DOCG Prunotto: tre paesi e la memoria del Nebbiolo →
Prunotto · Marchesi Antinori →
Fonti e riferimenti
Prunotto — Barolo 2021, fiche technique
Consorzio Langhe Vini — Barolo DOCG