La pizza con la salsa dei bordelli napoletani
È la storia di una prostituta napoletana, Rita.

Napoli. Anni 1950. Una città che urla la vita con l’eleganza di una stufa a carbone impazzita. Nei vicoli il bucato pende tra palazzi cadenti, gli scooter sputano fumo e i venditori strillano come se questo potesse rendere meno maturi i loro pomodori.
E poi ci sono i quartieri spagnoli, dove la morale si perde più in fretta dei turisti in una sera di pioggia.

In fondo a uno di quei vicoli, dietro una porta cigolante dipinta di un rosso che aveva visto la guerra (e il resto), lavorava Rita. Una donna come Napoli: appariscente, esausta, insolente. Il suo mestiere? Diciamo che Rita non passava le notti a recitare il catechismo.

Riceveva uomini. Molti. E questi signori, dopo le loro acrobazie a pagamento… avevano una fame da orchi.
Rita lo osservò a mente fredda, riflettendo su come ricavare più soldi dai suoi clienti: mica era stupida, Rita. Si mise quindi a bollire la pasta, a soffriggere un pezzetto di cipolla quando c’era, per spillare qualche lira in più a quei campioni delle capriole.
Solo che una sera, nella dispensa, non era rimasto niente. Niente carne. Niente basilico per fare bella figura. Solo due pomodori sciacquati con la speranza e una cipolla che aveva visto giorni migliori.
Stringe i denti. Sarà anche una puttana, ma ha una reputazione da difendere.
Allora corre al porto di Napoli. Contratta con i pescatori (urlando, perché è Napoli). Riparte con qualche acciuga salata, dei capperi e una manciata di olive.

Getta tutto in padella. La salsa alla Puttanesca era nata…
Puttanesca = “alla maniera delle puttane”
Il giorno dopo ne parla tutto il quartiere. “Vai da Rita, la puttana che cucina!"
A La Corte Segreta la Pizza Puttanesca di Napoli riprende il vero DNA del piatto
Un boccone e ritrovate Napoli, bella, rumorosa e fottutamente viva.
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